L'impatto dell'intelligenza artificiale sulla musica

Da qualche anno si parla continuamente di intelligenza artificiale, della sua regolamentazione e del suo impatto sul lavoro e la vita di tutti i giorni. Si leggono notizie inerenti il vibe coding, per i programmatori, e questioni etiche relative al copyright per le immagini e i brani musicali generate con l'AI.
Tutti i settori professionali e artistici si trovano a dover prendere una scelta: adattarsi o opporsi? E noi del settore musicale?
- Come l'AI genera un brano musicale
- Il problema legato al copyright
- L'impatto dell'intelligenza artificiale nell'industria musicale
- Conclusioni: avvertenze per l'uso
Come l'AI genera un brano musicale
Prima di analizzare gli aspetti etici e l'impatto sulla vita professionale di un musicista, dobbiamo comprendere come viene generato un brano musicale dall'intelligenza artificiale. Ciò che scriverò di seguito sarà molto riassuntivo e poco dettagliato, lo scopo di questo articolo non è tecnico.
Per chi non sapesse come funziona un'intelligenza artificiale, non c'è una risposta univoca. Ci sono diversi metodi, ma a grandi linee funziona così: ogni AI si basa su dei modelli di apprendimento (ne esistono diverse tipologie) e questi modelli vengono addestrati su materiale già esistente: testi, musica, immagini, etc. Sulla base di questi modelli, l'AI emula il comportamento umano nella generazione di nuovi contenuti.
La generazione di brani musicali avviene pressoché allo stesso modo:
- Viene fornita una libreria musicale ai modelli di apprendimento - più grande è la libreria, più l'AI sarà precisa;
- I modelli analizzano parametri quali pattern, melodie, armonie e ritmi;
- Basandosi sull'input dell'utente, l'AI genera un nuovo brano musicale.
Specifico che la fase di training dei modelli di apprendimento e quella dell'utilizzo da parte dell'utente avvengono in momenti separati: l'utente utilizza modelli che sono già stati addestrati precedentemente.
È opportuno sottolineare come l'intelligenza artificiale non comprende davvero ciò che inseriamo nel nostro prompt (il testo che inseriamo), ma mette insieme una risposta sulla base di modelli statistici. Per fare un esempio: generato il primo accordo, il secondo verrà scelto perché su base statistica dovrebbe essere quello più sensato. Vengono poi inserite volutamente delle piccole imprecisioni, il cui livello è configurabile, per rendere la risposta meno artificiale. Ovviamente è tutto più complesso di così, ma volevo rendere più chiaro il concetto.
Il problema legato al copyright
Come detto nel paragrafo precedente, i modelli di apprendimento vengono addestrati fornendo una libreria musicale e, i brani generati, si baseranno su quest'ultima. Poiché non c'è ancora una regolamentazione in merito, i brani musicali vengono scelti in maniera indiscriminata, senza porre attenzione alle licenze.
È comprensibile quindi come molti artisti si stiano opponendo all'uso delle proprie opere nel training dei modelli di apprendimento.
Un artista non vende solo i suoi servizi: vende il suo stile, la sua esperienza. Se questi elementi vengono utilizzati per generare contenuti "in stile di" (basti pensare alla vicenda dello Studio Ghibli), si sta sminuendo il valore di ciò che l'autore ha conquistato con tanti sforzi e ricerche.
La violazione del diritto d'autore, inoltre, è punita molto severamente: chiunque pubblichi contenuti sui social sa quanto gli algoritmi possano essere pressanti in merito (con tanti falsi positivi). Eppure, sembrerebbe che per l'intelligenza artificiale tutto sia concesso.
L'impatto dell'intelligenza artificiale nell'industria musicale
Il quantitativo di musica generata con l'intelligenza artificiale è in crescita sulle piattaforme di streaming più popolari. Questo dato si deve affiancare ad un fatto: l'ascoltatore, in media, non è in grado di distinguere tra ciò che è generato con l'AI e ciò che non lo è. Soprattutto perché, quando facciamo uso di piattaforme streaming, spesso non ascoltiamo attivamente.
La figura del musicista nel mondo AI
I musicisti, in passato, hanno attraversato numerose innovazioni tecnologiche: in questo caso, però, il processo creativo era comunque messo in atto solo dall'essere umano.
Certo, anche noi nel processo di creazione prendiamo ispirazione (e a volte un po' copiamo) da altri musicisti, ma resta una fase di rielaborazione creativa. Inoltre, il rischio è che si passi da tecnologia come supporto al processo creativo a tecnologia come padrona del processo creativo.
Non voglio essere il bigotto che si oppone ad ogni sviluppo tecnologico a priori: anzi, sono appassionato di tecnologia, un po' vedo l'intelligenza artificiale come il giocattolo nuovo da smontare per scoprire come funziona. Resta il fatto che delle regole sono necessarie: la tecnologia non deve rimpiazzare il ruolo dell'uomo nel processo creativo.
Anche perché, diciamocelo: l'arte nasce dall'essere umano per l'essere umano. La musica è l'espressione di un'anima, è un veicolo privilegiato per trasmettere un messaggio emozionale. Se eliminiamo questa componente, disintegriamo l'aspetto umano.
Le prospettive economiche
Alle piattaforme di streaming l'intelligenza artificiale conviene: si può creare un catalogo musicale vastissimo, in poco tempo e a basso costo. L'utilizzo di questo strumento in maniera indiscriminata, tuttavia, rischia di svalutare la figura professionale del musicista: chiunque ormai potrebbe generare brani musicali completi.
Sembra evidente come l'unico scopo dell'intelligenza artificiale sia tagliare su tempi e costi (almeno sul piano delle risorse umane, di certo non su quello dell'infrastruttura), processi che sono uno standard per le aziende, ma che non si incastrano bene con il processo creativo.
Si potrebbe pensare che in ambiti più commerciali come quello del sound branding l'AI potrebbe essere utile, ma anche in quel caso il processo creativo umano gioca un ruolo fondamentale.
Riduzione del valore artistico
Siamo già in un'epoca di semplificazione estrema: la capacità di ascoltare e produrre musica è ridotta, così come la soglia dell'attenzione dell'ascoltatore, infatti i brani musicali sono sempre più brevi.
I rischi legati alla creazione indiscriminata con l'intelligenza artificiale riguardano soprattutto il valore artistico. L'eccessiva semplificazione data da questo strumento potrebbe rendere la musica sempre più uguale e poco ispirata.
Conclusioni: avvertenze per l'uso
La figura del musicista si è adattata in passato a moltissime rivoluzioni tecnologiche. Ogni strumento che è nato, ha sempre suscitato nell'artista musicale la curiosità di sfruttare "l'ultimo modello", basti pensare all'evoluzione degli strumenti musicali stessi.
Magari si troverà un modo per rendere l'intelligenza artificiale uno strumento, utile al musicista per esplorare nuovi orizzonti, ma dobbiamo fare attenzione a non utilizzarla come unico mezzo per comporre. Si potrebbe trovare nell'AI un modo per tornare ad essere competitivi in un mondo che corre sempre più veloce, ma ciò non dovrebbe de-umanizzare il processo artistico.
La creatività è la cosa più umana che abbiamo: non trasformiamola in una banale generazione statistica.
Se hai un'opinione in merito, anche contraria, sarei felice di sentirla: scrivimi.